Non dimenticherò mai il giorni in cui, camminando per una strada di Londra, vidi un uomo seduto, che sembrava terribilmente solo.
Andai verso di lui, gli presi la mano e la strinsi. Lui allora esclamò:
“dopo tanto tempo, sento finalmente il calore di una mano umana”.
Il suo viso s’illuminò. Sentiva che c’era qualcuno che teneva a lui.
Capii che un’azione così piccola poteva dare tanta gioia.
Oggi la gente è affamata d'amore,
e l'amore è la sola risposta
alla solitudine e alla grande povertà.
In alcuni paesi non c'è fame di pane,
la gente soffre invece di terribile solitudine,
terribile disperazione, terribile odio,
perché si sente indesiderata,
derelitta e senza speranza.
Ha dimenticato come si fa a sorridere,
ha dimenticato la bellezza del tocco umano,
ha dimenticato cos'è l'amore degli uomini.
Ha bisogno di qualcuno che
la capisca e la rispetti.
Madre Teresa di Calcutta
sabato 25 dicembre 2010
martedì 7 settembre 2010
NATURA: RICORDI E SOGNI
Fotografie di Cristina Gualmini - musica: 'Earth Dance' di Mario Chianello
La mostra si è tenuta dal 27 febbraio al 23 aprile 2010 @ Estravagario - Via Mascarella, 81/h - BOLOGNA
www.estravagario.org
Se appena si esce dal ritmo convulso della modernità, ecco riapparire un mondo armonioso ed intatto, che si apre allo sguardo del ricordo e del sogno.
Ricordo di quando il tempo umano si ferma a cogliere lo scorrere ritmico e lento della natura: non una natura imponente e maestosa, ma un microcosmo di forme colte nella loro essenzialità e pertanto perfezione.
Forme che rimandano ad altre forme: dal piccolo, al grande, all'immenso. Sogno d'immensità, dunque, sogno di assoluto.
Quell'armonia nascosta che permette al fiore di sbocciare e di aprirsi al mondo, è anche la nostra armonia, la nostra possibile realizzazione.
Fiori simili a cristalli si aprono all'unisono, emergendo da uno sfondo quasi indistinto: sembrano esplosioni di luce, sogno di una raggiunta consapevolezza.
Così i sassi che racchiudono nei loro variegati colori la memoria del tempo, ci parlano della nostra memoria, di un passato non troppo lontano in cui sentivamo ancora la voce della natura.
Ed è questa voce che dobbiamo di nuovo sentire, per sentire di nuovo noi stessi: parte di un cosmo meraviglioso ed incantato che reclama con forza la nostra attenzione.
Claudia Felcini
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